
Ci sono notizie che, messe una accanto all’altra, fanno quasi fatica a sembrare vere.
Da una parte c’è Madrid, una delle grandi città europee che in estate conosce molto bene il problema delle temperature sempre più alte. Dall’altra c’è la Basilicata, dove si discute dell’abbattimento di migliaia di alberi in un’area naturale per realizzare una pista da sci artificiale.
E allora una domanda viene spontanea:
ma noi, esattamente, che idea abbiamo del futuro?
Madrid ha avviato il progetto del Bosque Metropolitano, una grande infrastruttura verde che dovrebbe creare un anello forestale intorno alla città, con circa 1,5 milioni di nuovi alberi.
Non è un’operazione decorativa.
Gli alberi servono a fare ombra, abbassare la temperatura percepita, trattenere l’acqua, migliorare la qualità dell’aria, proteggere il suolo e creare habitat per una quantità enorme di specie.
In una città che d’estate può diventare un forno, Madrid ha deciso di investire nel verde.
E noi?
Noi continuiamo spesso a ragionare come se il territorio fosse un grande foglio bianco sul quale possiamo costruire qualsiasi cosa ci venga in mente.
Una montagna? Facciamoci una pista.
Un bosco? Vediamo quanti alberi possiamo togliere.
Un ambiente naturale? Trasformiamolo in un’attrazione.
E magari, per rendere tutto ancora più surreale, lo facciamo per realizzare una pista da sci artificiale.
Una domanda semplice: ma davvero abbiamo bisogno di eliminare un bosco per ricreare artificialmente ciò che la natura ci ha già dato?
Non sto dicendo che ogni intervento umano sul territorio sia sbagliato.
Sto dicendo un’altra cosa.
Forse dovremmo cominciare a chiederci se tutto quello che possiamo costruire sia anche qualcosa che abbiamo davvero bisogno di costruire.
Perché il problema non è soltanto quanti alberi piantiamo.
È anche quanti alberi decidiamo di non abbattere.
E questa è una differenza enorme.
Un albero adulto non è semplicemente un tronco che domani possiamo sostituire con una piantina. È un pezzo di ecosistema. È ombra. È acqua trattenuta. È suolo. È biodiversità. È aria. È vita.
E soprattutto è una cosa che funziona senza bisogno di essere alimentata, programmata o brevettata.
Fa il suo lavoro. Gratis. Tutti i giorni.
Guardare Madrid da questo punto di vista fa un certo effetto.
Una città che deve difendersi dal caldo sceglie di aumentare il verde.
Noi, in un territorio che quel verde ce l’ha già, rischiamo di eliminarlo per costruire qualcosa di artificiale.
È questo il modello che vogliamo?
Più cemento o più alberi?
Più strutture artificiali o più natura?
Più consumo del territorio o più capacità di proteggerlo?
Non servono grandi teorie per rispondere.
Basta uscire di casa in una giornata di agosto.
Cercare un albero.
E provare a stare cinque minuti sotto la sua ombra.
Poi provare a fare la stessa cosa sotto una lastra di cemento.
Forse la differenza la capiamo tutti.
Anche senza essere d’accordo su tutto il resto.
Madrid pianta 1,5 milioni di alberi.
E noi stiamo discutendo se abbatterne migliaia per costruire una pista da sci di plastica.
A volte non serve aggiungere altro.
Basta mettere due notizie una accanto all’altra.
E lasciare che siano loro a parlare.

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