Una partecipante all’ultimo corso Introduttivo mi chiede delucidazioni in merito a delle immagini che appaiono spontanee alla sua mente, durante il trattamento di un campo ordinatore locale (chakra). In particolare si chiede se non sia la sua fantasia a giocare brutti scherzi.
Anticipo subito a S. e a tutti coloro che hanno affrontato il problema che non è la fantasia a giocare brutti scherzi, ma semplicemente un fenomeno di chiaroveggenza.
Il fenomeno di chiaroveggenza è conosciuto alla maggior parte delle persone che abbiano fatto un percorso meditativo, del training autogeno, dello yoga, dell’ipnosi, del rebirthing, ma anche a coloro che, in momenti topici della vita, durante particolari stati emotivi o eventi tragici e, più in generale, di fronte ad eventi che hanno destabilizzato la struttura ordinaria e razionale della loro mente, sono state indotte ad uno stato non ordinario di coscienza.
Quando l’attenzione, la consapevolezza, la percezione di sè e del mondo circostante, quando le emozioni non processano in modo “ordinario” allora, siamo in uno stato alterato di coscienza.
Un chiaro riferimento che possa fare da esempio ad uno stato di coscienza alterato, che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita, è quello riguardante “i postumi” a seguito di un forte dibattito con un vostro amico. Nel dibattito vi siete sentiti accusati, o traditi, e siete delusi di quanto imprevedibilmente sia successo.
Qual’ è la percezione dell’ambiente e delle persone circostanti nei momenti successivi alla litigata? E’ rimasta inalterata? Oppure adesso basta una briciola per farvi saltare i nervi, oppure, siete talmente distolti dal riprodurre mentalmente le tappe del vostro articolato dibattito, che dimenticate le chiavi di casa in macchina o il cellulare in ufficio, od ancora passate distrattamente con il semaforo rosso?
Chi non ha mai avuto un sì fatto stato alterato di coscienza una volta nella vita? Chi non ha mai provato quel senso di estraneità alla realtà circostante? Chi non hai mai provato poca o alcuna consapevolezza del mondo intorno a se stesso?
La visione del mondo circostante può apparire distorta, esaltata o minimizzata dal nostro sentire. Questo è un tipico stato alterato di coscienza.
Ma possiamo produrre anche esempi positivi. Pensate a quel momento in cui passeggiando tra i boschi o seduti di fronte al mare, o dopo aver fatto l’amore, o dopo una meditazione, o durante una preghiera, o dopo aver ascoltato della buona musica, o assaggiato un buon bicchiere di vino o dopo aver fatto del pranayama, avete avuto quella sensazione d’immensità, di appagamento, di felicità, di estensione del vostro essere, la sensazione di totale e perfetta armonia con tutto ciò che vi circonda. Anche questo è uno stato alterato di coscienza.
Cos’è dunque la normalità o uno stato di coscienza ordinario, normale?
Lo stato di coscienza ordinario, oserei dire “a norma”, almeno secondo il modello della nostra società, si verifica in quel soggetto che, nello svolgere le sue attività quotidiane, è perfettamente consapevole delle azioni che sta compiendo e si rende conto di ciò che gli accade intorno.
Lo stato alterato è quello in cui il soggetto non è consapevole dell’ambiente circostante, oppure, ha un controllo limitato o nullo delle proprie percezioni al punto da sentire in tono distorto, modificato, alterato tutto ciò che vede o gli accade, alle volte in modo così accentuato da trascendere la propria fisicità, andando oltre le sensazioni corporee.
In poche parole, lo stato di coscienza alterato determina un cambiamento della percezione del mondo esterno e di sé determinando anche un mutamento delle capacità cognitive e fisiologiche.
Nel corso Introduttivo si parla dei quattro stati di coscienza : beta, alfa theta e delta. Dal punto di vista fisiologico, queste differenziazioni sono determinate dalla velocità con cui il cervello elabora le informazioni. A mano a mano che ci rilassiamo, la velocità con cui vengono metabolizzate le informazioni, rallenta. Nel corso Introduttivo diciamo che più ci rilassiamo e più l’Io e le nostre strutture psichiche ci abbandonano, lasciando spazio ad una maggiore intuizione, ad una migliore percezione. L’aumentata capacità percettiva è instaurata dall’Io che, abbasando la soglia di attenzione, permette una comunicazione facilitata e più diretta con l’inconscio.
L’inconscio: il vero regista, quello più arcaico, più istintivo, il vero “sensitivo”.
La chiaroveggenza dunque è un prodotto dell’inconscio, il quale, attraverso le immagini, ci rende noto il suo ascolto del mondo.
Anticipando che credo ai fenomeni di chiaroveggenza, affermo che questi non ci aiutano nel nostro percorso formativo nella TEV, in quanto fuorvianti e soggettivi. Potrà diventare un ausilio al singolo quando questi avrà piena padronanza del palming. L’esempio che spesso esprimo nei corsi è questo: due chiaroveggenti, ci dicono di vedere un serpente intorno l’aura di una persona. Uno sostiene che il serpente è il male, l’altro invece sostiene che il rettile è la “kundalini” (l’energia) che si è svegliata. Chi ha ragione? Un veggente ha una cultura cristiana (serpente = demonio), l’altro no. Ergo: l’inconscio viene condizionato dall’ambiente e dalla cultura – concetto nel quale inserisco anche la religione. Come faccio dunque a sapere chi ha obiettivamente ragione?
Io risolvo il problema testando. La mia scelta di utilizzare la tecnica del palming, è dettata oltre che dall’esigenza di “contaminarmi” il meno possibile, anche dalla considerazione che il palming è un metodo più oggettivo e che fa riferimento ad un codice comune, ad un linguaggio che può essere condiviso e confrontato tra più persone, in genere indipendentemente dalla loro cultura di origine e dall’ambiente. La chiaroveggenza è un dialogo interno, un’intuizione personale che certamente va valorizzata ma che rientra in un fenomeno assolutamente soggettivo. Mi fermo qui. Questa voleva essere la risposta alla tua prima domanda, Simona.
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