
Negli ultimi anni il mondo del benessere e dell’olismo è cresciuto rapidamente.
Troppo rapidamente.
Anche questo non è spiritualismo.
È biologia, neurologia, storia evolutiva.
Accanto a professionisti seri, preparati e responsabili, si è diffusa una zona grigia fatta di linguaggi vaghi, promesse implicite e narrazioni mistiche che non aiutano né chi cerca risposte, né chi lavora con integrità.
Non è un problema “degli altri”.
È un tema che riguarda tutti noi che operiamo in questo settore.
Quando il linguaggio perde precisione, la pratica perde struttura.
E quando la pratica perde struttura, anche l’etica diventa fragile.
Il ponte necessario
Da oltre trent’anni il mio lavoro – e quello del CRESS – si muove in una direzione precisa: costruire un ponte reale tra sapere esperienziale e validazione scientifica.
Non per snaturare l’uno o l’altra, ma per evitare che restino mondi separati.
Un riferimento chiave in questo percorso è un concetto oggi ben definito nelle neuroscienze: l’embodied cognition.
La cognizione incarnata ci ricorda qualcosa di fondamentale: i processi mentali non avvengono “solo nella testa”, ma emergono dall’interazione continua tra cervello, corpo e ambiente.
Questa non è una metafora.
È un dato di ricerca.
Questo non ha nulla di mistico.
È neuroplasticità applicata.
Le mani, il cervello, l’esperienza
Le neuroscienze evolutive mostrano come l’uso delle mani abbia modellato in modo profondo lo sviluppo del cervello umano, creando una rappresentazione corticale vastissima.
Non è un dettaglio: è una chiave di lettura.
Quando lavoriamo con la Tecnica Energo-Vibrazionale, le mani non sono strumenti meccanici.
Sono superfici percettive che dialogano direttamente con il sistema nervoso.
Sappiamo che quando una persona immagina un gesto o una sensazione tattile, nel cervello si attivano le stesse reti neurali dell’esperienza reale.
Il sistema nervoso non valuta se un segnale sia “materiale” o “immaginato”, ma se sia coerente.
Intenzione come organizzatore
In trent’anni di ricerca e formazione ho osservato una costante:
la differenza tra una pratica che funziona e una che disperde energia non sta nella tecnica in sé, ma nella qualità dell’intenzione.
Un’immagine sostenuta da attenzione intermittente produce effetti minimi.
Un’immagine abitata da un’intenzione chiara e stabile genera una risposta sistemica riconoscibile.
L’intenzione non è un pensiero positivo.
È un organizzatore neurale.
Perché gli archetipi funzionano
La TEV utilizza archetipi non per evocare simbolismi suggestivi, ma perché il cervello umano è predisposto, per evoluzione, a rispondere a forme universali e strutturanti.
Gli archetipi parlano direttamente ai livelli più antichi del sistema nervoso, senza richiedere un’elaborazione cognitiva complessa.
Agiscono dove il linguaggio concettuale non arriva.
Una domanda che non possiamo evitare
Ogni giorno, nel mio lavoro, torno alla stessa domanda:
Come possiamo offrire strumenti che siano realmente utili, scientificamente fondati, eticamente trasmissibili, senza creare dipendenza o illusioni?
La risposta, per quanto scomoda, è semplice:
attraverso metodologie verificabili, linguaggio chiaro e rispetto per l’intelligenza delle persone.
Non servono promesse.
Serve struttura.
Uno spazio di responsabilità condivisa
Se lavori nel mondo dell’olismo, della naturopatia, della psicologia integrata o della medicina complementare, questa riflessione ti riguarda.
Non per aderire a un modello.
Ma per contribuire, insieme, a elevare il livello di serietà, chiarezza e responsabilità di un settore che ha molto da offrire — se smette di accontentarsi di semplificazioni.
Ne parlo qui, nel canale YouTube del CRESS: https://youtu.be/CCGh8_FcG8s
Un abbraccio
SGZ