Dalla neurofisiologia alla musica, dai metodi allopatici a quelli vibrazionali fino alle relazioni interpersonali, la risonanza è trend!

segue a :

  1. A sua immagine e risonanza
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza.

In musica, il termine “simpatia” si utilizza per descrivere il fenomeno per cui due strumenti vibrano in risonanza tra loro, come nel famoso esempio del diapason. La parola simpatia deriva dal latino sympathìa — pronunciata come in italiano — ed è composta da syn (“con”) e pathos (“sensazione” o “emozione”), indicando così un’affinità istintiva o un sentimento di attrazione verso qualcuno o qualcosa.

Nel campo medico, la simpatia descrive il fenomeno per cui un disturbo in un organo si riflette o si manifesta in un altro organo, per una sorta di corrispondenza interna che mette in risonanza parti diverse del corpo. Questo concetto mette in luce come l’organismo non sia una somma di elementi isolati, ma un sistema interconnesso, in cui un’alterazione può risuonare altrove.

L’omeopatia, fondata da Samuel Hahnemann, si basa sul principio del similia similibus curantur — “i simili curano i simili”. Anche qui ritroviamo un’idea di corrispondenza e risonanza: una sostanza capace di generare, in un organismo sano, sintomi simili a quelli della malattia, può stimolare in un organismo malato la risposta vitale necessaria alla guarigione.

In pratica, il quadro sintomatico provocato dalla somministrazione di una sostanza a un soggetto sano può essere curato da quella stessa sostanza, ma in dosi omeopatiche molto diluite. Hahnemann osservò questo principio sperimentando su se stesso con la corteccia di China, dalla quale si ricava la chinina, un rimedio noto contro la malaria. Egli notò che i raccoglitori di corteccia spesso sviluppavano sintomi simili alla malaria e, assumendo personalmente la corteccia, sviluppò sintomi paragonabili alla malattia, confermando così l’efficacia terapeutica della sostanza diluita.

In entrambi i casi, sia nella simpatia medica sia nel principio omeopatico, emerge lo stesso filo conduttore: il simile risponde al simile. Nel primo caso come fenomeno spontaneo di riflesso e comunicazione interna tra organi, nel secondo come metodo terapeutico consapevole, che utilizza questa risonanza per favorire il riequilibrio dell’organismo.

Il fenomeno della risonanza costituisce la base anche di altri approcci vibrazionali, come i Fiori di Bach o gli integratori spagirici.

Ma come scritto nel precedente articolo, ogni relazione umana, così come ogni trattamento terapeutico, si fonda su un meccanismo empatico e oscillatorio di questo tipo.

Ma chi ha scoperto le proprietà oscillanti della materia?

Il concetto di risonanza nasce dagli studi di Christian Huygens, fisico e matematico olandese che fu tra i primi a investigare i fenomeni oscillatori, postulando la teoria ondulatoria della luce. La sua intuizione nacque dall’osservazione che pendoli vicini, appesi allo stesso muro, sincronizzavano gradualmente il loro movimento, arrivando a vibrare con lo stesso ritmo. Questo è lo stesso principio che si osserva facendo vibrare un diapason vicino a un altro fermo: quest’ultimo inizia a vibrare per risonanza.

La teoria ondulatoria della luce contrastava con le idee newtoniane fino a quando Louis de Broglie, fisico e matematico francese, propose la doppia natura della luce, corpuscolare e ondulatoria. Tale ipotesi fu poi sperimentalmente confermata da Clinton Joseph Davisson e George Paget Thomson, che nel 1937 ottennero il premio Nobel per queste scoperte.

L'attività fisiologica intrinseca dei neuroni è un fenomeno oscillatorio?

Questo concetto di dualità è oggi alla base della meccanica quantistica e si riflette anche nella natura oscillatoria della materia. La neuroscienza conferma, infatti, che i neuroni producono oscillazioni misurabili.

Jean-Pierre Changeux, neurobiologo francese dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha studiato le modalità di comunicazione chimica nel sistema nervoso e le funzioni cognitive. Ha osservato che introducendo un elettrodo nella corteccia cerebrale si rilevano frequenze e impulsi oscillatori. Sorprendentemente, anche cellule tumorali del sistema nervoso, come quelle del neuroblastoma, generano potenziali d’azione simili a oscillazioni. Queste attività non derivano esclusivamente dalle connessioni nervose, ma rappresentano un’attività fisiologica intrinseca dei neuroni.

Ilya Prigogine, premio Nobel per la Chimica nel 1977, ha esaminato se tali fenomeni potessero essere spiegati dalle leggi della termodinamica, arrivando alla conclusione che solo i sistemi aperti — cioè quelli che scambiano energia e materia con l’esterno, come l’uomo, la Terra e gli organismi viventi — possono sostenere oscillazioni.

Da questo emerge che la vita stessa è un continuo scambio di informazioni e che la comunicazione è una caratteristica essenziale di un sistema aperto. A partire dal XX secolo, i biologi hanno studiato i ritmi biologici che regolano le variazioni fisiologiche nell’arco di 24 ore, scoprendo che tali fenomeni sono generati da oscillatori interni all’organismo.

Gianluca Tosini e Michael Menaker dell’Università della Virginia hanno evidenziato che in ogni organismo esistono migliaia di oscillatori, alcuni influenzati dall’ambiente esterno, altri regolati da necessità fisiologiche interne. Questi includono neuroni, battito cardiaco, attività elettrica cerebrale, frequenza respiratoria, rilascio ormonale, sonno, nutrizione, riproduzione, e altri ancora.

Questi ritmi biologici, classificati in base alla loro frequenza temporale (ultradiano, circatiano, circalunare, circannuale, ecc.), sono tutti basati su processi di comunicazione interna o con l’ambiente esterno. Non è un caso che il sistema nervoso sia l’organo principale coinvolto nel coordinare tali oscillazioni e comunicazioni.

Ne consegue che anche il sistema energetico del corpo umano funziona grazie a fenomeni di oscillazione e risonanza. La risonanza e le dinamiche da essa generate coinvolgono interi sistemi e rappresentano uno dei fondamenti più importanti della Tecnica Energo Vibrazionale (TEV). Questi fenomeni di risonanza non sono solo un concetto teorico, ma una realtà tangibile che attraversa ogni aspetto della nostra esistenza: dalle relazioni umane alle terapie, dalla musica alla fisiologia. Comprendere come la simpatia e la risonanza influenzino il nostro sistema energetico apre la porta a una visione più profonda e integrata della salute e del benessere.

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Il Ferragosto che non ho scelto. I raccolti nutriti da guerre, povertà, crimini avvelenano il futuro dell’umanità.

Immagine: l’imperatore Ottavio Augusto https://istorica.it/author/niccobrighe/

Ferragosto affonda le sue radici nell’antica Roma. Il nome deriva da Feriae Augusti, le ferie istituite dall’imperatore Augusto nel 18 a.C., un periodo di riposo e celebrazione dopo le fatiche della raccolta estiva. In quei giorni, la vita rallentava: si organizzavano corse di cavalli, banchetti, offerte agli dei, segno di gratitudine per la fertilità della terra e il lavoro compiuto.

Il calendario agricolo e quello solare si intrecciavano profondamente. Ferragosto cade quando il sole, ancora potente, comincia il suo cammino verso l’equinozio d’autunno. È un momento di passaggio: l’abbondanza dell’estate si offre generosa, ma già s’intravedono i primi segni della stagione che verrà.

Un tempo sospeso in cui, simbolicamente, si “fanno scorte” non solo di cibo, ma anche di relazioni, pace e armonia interiore.

In agricoltura, un raccolto ricco nasce sempre da una combinazione di cura, pazienza e collaborazione: la giusta acqua, il giusto sole, le mani che lavorano insieme. Lo stesso vale per la vita sociale e per le relazioni tra i popoli. Senza armonia, senza rispetto reciproco, ciò che si raccoglie, nel migliore dei casi, è povero, sterile.

Come i contadini romani sapevano che trascurare la terra portava carestia, così oggi possiamo riconoscere che trascurare la pace e l’armonia porta solo a “brutti raccolti” per l’umanità intera. In questo Ferragosto, che lo si trascorra in viaggio, in festa o nel silenzio della propria casa, possiamo scegliere di seminare gesti di rispetto, coltivare dialogo estendendo il concetto oltre i confini personali e sostenendo chi vive in guerra, il mio pensiero va in particolare al popolo palestinese, affinché possa tornare a raccogliere in pace nei propri campi.

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Un celebre e disastroso caso di risonanza

Segue a “A sua immagine e risonanza” https://soniagermanizamperini.com/2025/07/29/a-sua-immagine-e-risonanza/

Un celebre e disastroso caso di risonanza si verificò in Francia, nel 1850, con il crollo del ponte di Angers. Durante il passaggio di un grande contingente di soldati, il passo cadenzato e sincronizzato di centinaia di uomini generò vibrazioni regolari che si sommarono alle naturali oscillazioni della struttura. Proprio come accade quando si spinge un’altalena al momento giusto, l’energia trasmessa aumentò progressivamente l’ampiezza delle oscillazioni, fino a rompere i cavi di sostegno del ponte e farlo cedere.

Un altro fenomeno di risonanza si manifesta con oggetti che per molti sono di uso quotidiano ed è la risonanza acustica.


Negli strumenti a corda come chitarre e violini, la cassa armonica è progettata per vibrare alle stesse frequenze delle corde. Sebbene il movimento dell’aria prodotto dalle corde sia debole, la cassa e l’aria al suo interno rispondono a quelle oscillazioni, amplificandole notevolmente. In questo modo il suono diventa potente e nitido all’orecchio.

Ritornando all’esempio dell’altalena, la risonanza consente a un sistema di ricevere energia da un altro in maniera estremamente efficiente, purché i due siano sincronizzati.

Il caso dei diapason
Se due diapason sono vicini e si colpisce uno di essi con un martelletto, questo comincia a vibrare ed emettere il suo tipico suono. Le onde di pressione generate si propagano nell’aria e raggiungono il secondo diapason, che pur non essendo stato toccato, inizia a vibrare alla stessa frequenza. In ambito musicale, si dice che il secondo diapason “suona per simpatia”.

Condizioni per la risonanza
Il fenomeno si manifesta in qualunque tipo di onda — acustica, meccanica o elettromagnetica — ma a una condizione precisa:

  1. il sistema oscillante deve ricevere una sollecitazione periodica alla stessa frequenza naturale di oscillazione (frequenza di risonanza);
  2. se la frequenza della sollecitazione è più alta o più bassa, l’effetto risonante non si produce.

Per chiarire: se spingiamo un’altalena ogni due secondi, in perfetta sincronia con il suo tempo di oscillazione, il movimento si amplifica. Ma se la spinta avviene ogni tre secondi o ogni secondo, il sistema non è in risonanza e l’energia trasmessa si disperde.

Quello che comunemente chiamiamo “empatia” altro non è che una forma di risonanza che si crea tra due individui. Il nostro cervello, infatti, emette continuamente onde elettromagnetiche la cui frequenza varia in base alle attività che svolgiamo. Queste onde, misurate in Hertz (Hz) — ossia cicli al secondo — possono essere rilevate tramite l’elettroencefalogramma.

Le onde cerebrali si suddividono in quattro principali fasce di frequenza, ciascuna associata a uno specifico stato di coscienza: Beta, Alfa, Theta e Delta. Quando riceviamo stimoli esterni (visivi, sonori o elettrici) con una determinata frequenza, il nostro cervello tende a “sintonizzarsi” con tali impulsi, un fenomeno noto come ‘risposta in frequenza’.

Ad esempio, se una persona si trova in uno stato di veglia (onde Beta) e viene esposta a uno stimolo con frequenza di 10 Hz (onde Alfa) per un certo periodo, il suo cervello adatterà la propria attività per avvicinarsi a quella frequenza esterna.

In ogni relazione umana si verifica un certo livello di risonanza. Questo fenomeno raggiunge il massimo quando siamo innamorati: emozioni, affetto, amore, idee e pensieri condivisi creano un flusso empatico che facilita la comunicazione. In ambito psicoanalitico, questo processo prende il nome di transfert ed è fondamentale per il percorso terapeutico.

Il transfert rappresenta la proiezione inconscia da parte del paziente di contenuti emotivi legati a figure importanti, spesso genitoriali, sul terapeuta. Perché ciò avvenga, è indispensabile l’empatia: la capacità di immedesimarsi nell’altro, di comprenderlo e di sentirsi a propria volta compresi. Questo scambio empatico garantisce una comunicazione profonda, che il terapeuta deve saper riconoscere e analizzare, poiché carica di significati emotivi intensi derivanti proprio dal transfert.

In sintesi, il termine transfert può essere considerato come un’espressione di risonanza profonda tra due persone.

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