Risonanza: L’Arte come Trasformazione dell’Esperienza

SEGUE a:

  1. A sua immagine e “risonanza”.
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza
  3. Dalla neurofisiologia alla musica, dai metodi allopatici a quelli vibrazionali fino alle relazioni interpersonali, la risonanza è trend!
  4. Risonanza e Arte: Un Connubio di Emozioni
  5. L’ascolto dell’esperienza è un atto creativo ed un fenomeno di risonanza.

Il fenomeno della risonanza, come abbiamo visto, si manifesta quando due o più sistemi entrano in relazione: può accadere tra persone, tra una persona e un luogo, un animale, un oggetto o persino davanti a un’opera d’arte.

La risonanza è oscillazione, frequenza, ritmo condiviso. Christian Huygens, fisico e matematico olandese, osservò come due pendoli posti sulla stessa parete dopo un certo tempo si sincronizzassero spontaneamente, postulando così la teoria ondulatoria.

Analogamente, il nostro corpo regola le sue funzioni vitali – dal cuore ai neuroni – attraverso sistemi oscillatori (Changeaux).
Dire risonanza significa dire empatia, transfert: essa può generare effetti positivi, come l’innalzamento del vitalismo, ma anche fenomeni negativi come la contaminazione sottile, frequente tra chi opera nella relazione d’aiuto. La risonanza agisce nella comunicazione, nelle relazioni, nei processi terapeutici… e persino nell’arte.

L’arte infatti, più che un privilegio di pochi, è un linguaggio universale che appartiene a tutti. Non è solo competenza degli artisti, ma patrimonio quotidiano, capace di nutrire equilibrio fisico, psichico, emozionale ed energetico. Per questo rivalutare l’arte significa collocarla nella vita di ogni individuo come via di benessere e trasformazione. Lo stesso John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, sottolineava la necessità di «ricostruire la continuità fra l’arte, i fatti, le azioni e le passioni di tutti i giorni», riconoscendo all’arte un ruolo essenziale: trasformare l’esperienza.
Freud, nel saggio Il poeta e la fantasia (1908), scrive che la fantasia agisce come una valvola di sfogo per le tensioni inconsce, dando forma a desideri insoddisfatti che altrimenti resterebbero inespressi. La creazione artistica, in questo senso, permette all’inconscio di emergere e di diventare accettabile, liberandolo dai vincoli rigidi del super-io.

Il linguaggio dell’arte apre così uno spazio nuovo in cui l’esperienza della realtà inconscia può avvenire senza conflitto. La sublimazione diventa allora l’arte stessa di esprimere l’inconscio: una retorica delle sue forme nascoste, una trasformazione che innalza energie e pulsioni da un livello più basso a uno più alto. Al di là degli aspetti tecnici propri della psicoanalisi, ciò che merita attenzione è il processo interiore che la sublimazione richiede: un lavoro di introspezione e di scoperta di sé, attraverso il quale gli oggetti e le relazioni assumono un significato nuovo e diverso (Loewald, 1992, p.26).
Anche Salomon Resnik, psichiatra e psicoanalista argentino (Buenos Aires, 1920 – Parigi, 2017), sottolinea questa dimensione trasformativa dell’arte: un processo che trasforma l’esperienza emotiva inconscia in qualcos’altro, operando uno spostamento, un’astrazione, una vera e propria metamorfosi interiore.

Un altro concetto caro a Freud e legato all’arte è quello di catarsi (dal greco katharsis), termine che Aristotele usò per indicare l’effetto della tragedia sullo spettatore. Da sempre questo concetto è oggetto di dibattito: alcuni lo interpretano come una purificazione etica delle passioni, quasi una forma di sublimazione; altri invece lo intendono come una liberazione temporanea dalle emozioni.

Secondo quest’ultima lettura, nel momento in cui assistiamo a una rappresentazione artistica di una passione, possiamo osservarla da una certa distanza, riducendone l’impatto emotivo immediato. In questo modo, il riconoscere dall’esterno i nostri stessi difetti o turbamenti può renderci più consapevoli e favorire una forma di liberazione interiore.

Dalla risonanza tra sistemi, persone e opere, fino al lavoro interiore che la sublimazione richiede, arte e psiche si incontrano nello stesso principio: la trasformazione.

L’arte, come fenomeno di risonanza e di sublimazione, diventa uno spazio privilegiato in cui l’inconscio prende voce, l’esperienza si trasfigura e l’essere umano trova un varco per conoscersi e rigenerarsi.
Così, ciò che nasce come impulso grezzo, desiderio o tensione, attraverso l’arte può trasformarsi in bellezza, armonia, consapevolezza. L’arte si rivela allora non solo come espressione estetica, ma come forza vitale, capace di generare empatia, guarigione, equilibrio: una vera e propria alchimia dell’esperienza umana.

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L’ascolto dell’esperienza è un atto creativo ed un fenomeno di risonanza.

SEGUE A:

  1. A sua immagine e “risonanza”.
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza
  3. Dalla neurofisiologia alla musica, dai metodi allopatici a quelli vibrazionali fino alle relazioni interpersonali, la risonanza è trend!
  4. Risonanza e Arte: Un Connubio di Emozioni

Ho scritto negli articoli precedenti sulla risonanza, indicando i principi attraverso i quali essa si genera. La risonanza è un fenomeno diffuso nel campo delle energie sottili e della vita. Molti sono i suoi effetti, che possiamo riassumere in comunicazione, relazione, empatia, transfer.

Durante l’arco della giornata ne produciamo in abbondanza, perché l’uomo è un sistema aperto e, per vivere, ha bisogno di creare risonanza; ma ce n’è una che a cui probabilmente pochi associano il concetto di risonanza: l’arte.

1. L’arte come esperienza
L’esperienza artistica (sia come pratica sia come fruizione) è considerata, nella nostra cultura, una dimensione separata dalla vita quotidiana e prerogativa di “specialisti”, detentori di un sapere difficilmente accessibile.
Riportare tale dimensione alla luce della quotidianità dell’esperienza di ogni essere umano può essere un obiettivo per raggiungere, naturalmente, un equilibrio fisico, psico-emozionale ed energetico.


Mostrare che l’esperienza creativa fa parte delle facoltà e delle modalità normali della persona era già stato l’obiettivo di filosofi e pensatori del passato. John Dewey (filosofo e pedagogista statunitense; scrittore e professore universitario prima all’Università del Michigan e del Minnesota, poi all’Università di Chicago), ad esempio, si dedicò allo studio dell’arte con lo scopo di: «ricostruire la continuità fra l’arte, i fatti, le azioni e le passioni di tutti i giorni, che sono universalmente riconosciuti come costitutivi dell’esperienza». L’artista cosa fa? Si ascolta e crea, trasformando l’esperienza.


L’ascolto dell’esperienza è ciò che persegue l’artista, per dirla con le parole di Rainer Maria Rilke, scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema:

“Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe di un sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova chiarezza; questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare.”

Ma qual è la “voce” dell’esperienza che produce in atto creativo? Che cosa dobbiamo ascoltare, come ci parlerà? In altre parole, di che cosa è fatta l’esperienza? Qui la psicologia ci può essere d’aiuto nell’individuare quelle dimensioni che costituiscono la griglia dell’esperienza soggettiva. Alcune di queste sono: la dimensione immaginativa, la dimensione del vissuto corporeo, la dimensione emozionale-empatica, la dimensione comunicativo-relazionale.

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Risonanza e Arte: Un Connubio di Emozioni

Segue a :

  1. A sua immagine e risonanza
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza

Cinque punti fondamentali sul fenomeno della risonanza e oltre

1. La risonanza come relazione.
La risonanza si manifesta quando due o più entità entrano in relazione tra loro: può trattarsi di due persone, oppure del legame che una persona stabilisce con un luogo, un’opera d’arte, un animale, una persona, un’idea o un oggetto carico di significato.

Un esempio semplice: camminare in un bosco e sentirsi subito “a casa”, come se l’ambiente ci accogliesse, è un’esperienza di risonanza naturale, oppure entrare in un locale e percepire disagio, senza una ragione apparente, rivela come l’interazione stabilitasi tra ambiente e persona, un fenomeno di risonanza appunto, possa influenzare il nostro stato interiore.

2. Risonanza forte e risonanza debole.
Possiamo distinguere una risonanza forte, che si verifica quando i sistemi coinvolti hanno grande somiglianza strutturale o vibrazionale (ad esempio il legame profondo tra genitori e figli, o tra due fratelli gemelli che “sentono” l’uno l’altro anche a distanza), e una risonanza debole, che nasce invece da qualche elemento in comune per cui innesca una parziale risonanza come parziale è la somiglianza.


Un caso quotidiano di risonanza debole è quello di due colleghi che scoprono di amare la stessa musica: quel dettaglio crea subito una comunicazione più fluida, istantanea, anche senza una vicinanza profonda.

Nei lavori di ricerca sulla fisiologia energetica si è osservato come strutture simili rispondano in modo analogo a determinati stimoli, rafforzando la sincronia quando la risonanza è intensa.

immagine tratta dal libro Fisiologia Sottile di Roberto Zamperini CRESS Edizioni

Prima di affrontare gli aspetti teorici del fenomeno della risonanza sottile, propongo un esperimento che chiunque può effettuare facilmente (a patto che abbia una minima sensibilità all’energia sottile). Osservate la figura a lato che rappresenta, a sinistra, due simboli identici A e B; a destra tre simboli (A, B, C) simili ma non identici. Che significano questi due simboli? Assolutamente nulla, perché me li sono inventati io, senza attribuir loro nessun particolare significato. Voi fate altrettanto, inventando un qualche vostro simbolo, purché assolutamente originale. Insomma, non deve essere copiato da qualcosa che già esiste e naturalmente dovrà essere diverso anche da quelli che io vi presento come esempi.

Chiamiamo il vostro simbolo A. Adesso fotocopiatelo e otterrete B, assolutamente identico ad A, come illustrato nella figura. Tenete i due oggetti piuttosto distanti l’uno dall’altro, diciamo in due stanze diverse. sottile

MIDI Cleanergy

Poi, prendete un Cleanergy o un altro strumento che proietti energia sottile pura (se ne avete uno) oppure utilizzate le vostre mani e con essi caricate di energia l’oggetto A. Lasciate passare qualche minuto e, quando siete certi che sia ben carico per averlo testato, testate anche (che, ricordo, NON avete caricato). Anche ha energia, vero? Non quanta ne ha A, diciamo che ha il 60 o 70% dell’energia di A, ma comunque non è scarico come all’inizio. Per quale magia, caricando A, si è caricato anche B? Questa magia è un aspetto di grande rilevanza, nel campo delle energie sottili e si chiama risonanza Il fenomeno della risonanza è ben noto in Fisica ed è utilizzato in un’infinità di applicazioni, che vanno dall’acustica, all’ottica, alle telecomunicazioni, eccetera. È noto perfino in Biologia e in Medicina. Ma è nel campo delle energie sottili, che la risonanza dà luogo agli effetti più straordinari ed incredibili.

Osservate ora di nuovo la figura e spostate la vostra attenzione ai tre simboli, sulla destra.  è un simbolo originario. è simile ma non esattamente identico ad A, perché è la sua immagine speculare, proprio come le vostre due mani, che sono simili ma non identiche, solo approssimativamente speculari. L’oggetto è anch’esso simile ad A, non speculare ma non identico, perché è più piccolo dell’originale. Ripetiamo l’esperimento di prima, cercando di rispettare gli stessi tempi di esposizione al Cleanergy o proiettando con le mani. Testiamo prima A, poi B, infine C. Questa volta non avranno il 60 o 70% dell’energia di A, ma, diciamo, il 30% o meno. Se chiamiamo “immagine proiettante” e “immagini riceventio “risonanti”, possiamo concludere che, se tra le immagini proiettanti e risonanti c’è assoluta uguaglianza, la risonanza è forte, se c’è solo somiglianza, la risonan- za è più debole. La risonanza si indebolisce via via che la somiglianza diventa minore. L’energia di un’immagine risonante più piccola dell’originale e che sia anche speculare sarà ancora più bassa di quel 30% che abbiamo indicato, perché c’è ancora meno somiglianza. In conclusione:

Livelli di risonanza sottile:

1. Uguaglianza: genera risonanza forte;

2. Somiglianza: genera risonanza debole.

tratto dal libro Fisiologia Sottile di Roberto Zamperini -CRESS Edizioni-

3. Un fenomeno oscillatorio.
La risonanza è, in fondo, un fenomeno oscillatorio: riguarda frequenze che si accordano. Il fisico olandese Christian Huygens fu tra i primi a descriverlo, osservando come due pendoli posti vicini tendessero, dopo un certo tempo, a sincronizzarsi sullo stesso ritmo.
Anche il corpo umano è un insieme di oscillatori biologici: il cuore, le secrezioni ormonali, l’attività dei neuroni si regolano attraverso dinamiche ritmiche e sincroniche. La neurobiologia contemporanea sottolinea come le nostre interazioni sociali siano regolate anche da questi meccanismi: ad esempio, in una conversazione coinvolgente, il battito cardiaco e le micro-espressioni di due interlocutori possono allinearsi inconsciamente.

4. Risonanza, empatia e transfert.
Dire risonanza significa parlare anche di empatia e transfert: ogni incontro vibrazionale porta con sé conseguenze, positive o negative. Quando la risonanza produce vitalità ed elevazione, ha effetti benefici; quando invece genera assorbimento delle tensioni o dei disturbi sottili di un’altra persona, può comportare forme di “contaminazione energetica”.
Questo è un fenomeno noto in ambito terapeutico: psicologi e operatori del benessere imparano a riconoscere i rischi di un’eccessiva identificazione con il vissuto del paziente, così da non interiorizzare i suoi sintomi o le sue congestioni energetiche. Al tempo stesso, in contesti artistici, la risonanza può aprire spazi di guarigione: studi di arteterapia mostrano come l’incontro con un colore, un suono o un gesto teatrale possa risvegliare memorie e processi trasformativi profondi.

5. Risonanza e arte: un linguaggio universale. 

Esempi di risonanza si ritrovano nella relazione terapeutica, nella comunicazione verbale e non verbale, ma anche in campi che raramente assoceremmo a questo concetto: ad esempio l’arte.
L’arte, troppo spesso relegata a una dimensione riservata agli specialisti, appartiene invece a tutti. Non è soltanto patrimonio degli artisti, ma strumento universale di crescita interiore. In un’ottica di equilibrio psicofisico ed energetico, l’arte rappresenta un accesso diretto alla bellezza e all’armonia, stimolando processi profondi di trasformazione.

Già diversi pensatori hanno colto questo legame. John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, sottolineava come l’arte non fosse separata dalla vita quotidiana, ma parte integrante delle esperienze e delle passioni umane. L’artista, infatti, non fa che trasformare ciò che vive in espressione creativa, e in questo gesto ciascuno può riconoscere un processo universale.
Non è un caso che in progetti di musicoterapia con pazienti oncologici si sia osservato un miglioramento dell’umore e della percezione del dolore: l’arte crea una risonanza che guarisce, perché restituisce vitalità e senso di connessione.


Un esperimento atipico al CRESS

Il 13 dicembre, al CRESS, daremo corpo a queste riflessioni con uno spettacolo di flamenco: un evento che unisce scienza, energia e arte in un’unica esperienza di risonanza collettiva.
Il flamenco nasce dalla capacità di trasformare emozioni intense in ritmo, gesto e bellezza: è empatia vibrante, è risonanza che diventa energia condivisa. Sarà un’occasione per vivere dal vivo ciò che qui abbiamo esplorato teoricamente: la risonanza come linguaggio universale che connette corpi, cuori e coscienze.

I partecipanti potranno aspettarsi un’esperienza che non è soltanto estetica, ma energetica: non si assiste soltanto a uno spettacolo, si entra in un campo vibrante dove il battito del piede, il suono della chitarra e l’emozione dei danzatori diventano strumenti di connessione. Ci si può sorprendere a sentirsi più leggeri, più presenti, più “in risonanza” con sé stessi e con gli altri.

Posti limitati.
Per maggiori informazioni e prenotazioni: 3666160630 (solo WhatsApp)

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Bibliografia essenziale

  • Huygens, C. (1673). Horologium Oscillatorium. Parigi.
  • Changeux, J.-P. (1983). L’uomo neuronale. Milano: Feltrinelli.
  • Dewey, J. (1934). Art as Experience. New York: Minton, Balch & Co.
  • Zamperini, R. (2004). Fisiologia sottile. Roma: CRESS Edizioni.

Dalla neurofisiologia alla musica, dai metodi allopatici a quelli vibrazionali fino alle relazioni interpersonali, la risonanza è trend!

segue a :

  1. A sua immagine e risonanza
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza.

In musica, il termine “simpatia” si utilizza per descrivere il fenomeno per cui due strumenti vibrano in risonanza tra loro, come nel famoso esempio del diapason. La parola simpatia deriva dal latino sympathìa — pronunciata come in italiano — ed è composta da syn (“con”) e pathos (“sensazione” o “emozione”), indicando così un’affinità istintiva o un sentimento di attrazione verso qualcuno o qualcosa.

Nel campo medico, la simpatia descrive il fenomeno per cui un disturbo in un organo si riflette o si manifesta in un altro organo, per una sorta di corrispondenza interna che mette in risonanza parti diverse del corpo. Questo concetto mette in luce come l’organismo non sia una somma di elementi isolati, ma un sistema interconnesso, in cui un’alterazione può risuonare altrove.

L’omeopatia, fondata da Samuel Hahnemann, si basa sul principio del similia similibus curantur — “i simili curano i simili”. Anche qui ritroviamo un’idea di corrispondenza e risonanza: una sostanza capace di generare, in un organismo sano, sintomi simili a quelli della malattia, può stimolare in un organismo malato la risposta vitale necessaria alla guarigione.

In pratica, il quadro sintomatico provocato dalla somministrazione di una sostanza a un soggetto sano può essere curato da quella stessa sostanza, ma in dosi omeopatiche molto diluite. Hahnemann osservò questo principio sperimentando su se stesso con la corteccia di China, dalla quale si ricava la chinina, un rimedio noto contro la malaria. Egli notò che i raccoglitori di corteccia spesso sviluppavano sintomi simili alla malaria e, assumendo personalmente la corteccia, sviluppò sintomi paragonabili alla malattia, confermando così l’efficacia terapeutica della sostanza diluita.

In entrambi i casi, sia nella simpatia medica sia nel principio omeopatico, emerge lo stesso filo conduttore: il simile risponde al simile. Nel primo caso come fenomeno spontaneo di riflesso e comunicazione interna tra organi, nel secondo come metodo terapeutico consapevole, che utilizza questa risonanza per favorire il riequilibrio dell’organismo.

Il fenomeno della risonanza costituisce la base anche di altri approcci vibrazionali, come i Fiori di Bach o gli integratori spagirici.

Ma come scritto nel precedente articolo, ogni relazione umana, così come ogni trattamento terapeutico, si fonda su un meccanismo empatico e oscillatorio di questo tipo.

Ma chi ha scoperto le proprietà oscillanti della materia?

Il concetto di risonanza nasce dagli studi di Christian Huygens, fisico e matematico olandese che fu tra i primi a investigare i fenomeni oscillatori, postulando la teoria ondulatoria della luce. La sua intuizione nacque dall’osservazione che pendoli vicini, appesi allo stesso muro, sincronizzavano gradualmente il loro movimento, arrivando a vibrare con lo stesso ritmo. Questo è lo stesso principio che si osserva facendo vibrare un diapason vicino a un altro fermo: quest’ultimo inizia a vibrare per risonanza.

La teoria ondulatoria della luce contrastava con le idee newtoniane fino a quando Louis de Broglie, fisico e matematico francese, propose la doppia natura della luce, corpuscolare e ondulatoria. Tale ipotesi fu poi sperimentalmente confermata da Clinton Joseph Davisson e George Paget Thomson, che nel 1937 ottennero il premio Nobel per queste scoperte.

L'attività fisiologica intrinseca dei neuroni è un fenomeno oscillatorio?

Questo concetto di dualità è oggi alla base della meccanica quantistica e si riflette anche nella natura oscillatoria della materia. La neuroscienza conferma, infatti, che i neuroni producono oscillazioni misurabili.

Jean-Pierre Changeux, neurobiologo francese dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha studiato le modalità di comunicazione chimica nel sistema nervoso e le funzioni cognitive. Ha osservato che introducendo un elettrodo nella corteccia cerebrale si rilevano frequenze e impulsi oscillatori. Sorprendentemente, anche cellule tumorali del sistema nervoso, come quelle del neuroblastoma, generano potenziali d’azione simili a oscillazioni. Queste attività non derivano esclusivamente dalle connessioni nervose, ma rappresentano un’attività fisiologica intrinseca dei neuroni.

Ilya Prigogine, premio Nobel per la Chimica nel 1977, ha esaminato se tali fenomeni potessero essere spiegati dalle leggi della termodinamica, arrivando alla conclusione che solo i sistemi aperti — cioè quelli che scambiano energia e materia con l’esterno, come l’uomo, la Terra e gli organismi viventi — possono sostenere oscillazioni.

Da questo emerge che la vita stessa è un continuo scambio di informazioni e che la comunicazione è una caratteristica essenziale di un sistema aperto. A partire dal XX secolo, i biologi hanno studiato i ritmi biologici che regolano le variazioni fisiologiche nell’arco di 24 ore, scoprendo che tali fenomeni sono generati da oscillatori interni all’organismo.

Gianluca Tosini e Michael Menaker dell’Università della Virginia hanno evidenziato che in ogni organismo esistono migliaia di oscillatori, alcuni influenzati dall’ambiente esterno, altri regolati da necessità fisiologiche interne. Questi includono neuroni, battito cardiaco, attività elettrica cerebrale, frequenza respiratoria, rilascio ormonale, sonno, nutrizione, riproduzione, e altri ancora.

Questi ritmi biologici, classificati in base alla loro frequenza temporale (ultradiano, circatiano, circalunare, circannuale, ecc.), sono tutti basati su processi di comunicazione interna o con l’ambiente esterno. Non è un caso che il sistema nervoso sia l’organo principale coinvolto nel coordinare tali oscillazioni e comunicazioni.

Ne consegue che anche il sistema energetico del corpo umano funziona grazie a fenomeni di oscillazione e risonanza. La risonanza e le dinamiche da essa generate coinvolgono interi sistemi e rappresentano uno dei fondamenti più importanti della Tecnica Energo Vibrazionale (TEV). Questi fenomeni di risonanza non sono solo un concetto teorico, ma una realtà tangibile che attraversa ogni aspetto della nostra esistenza: dalle relazioni umane alle terapie, dalla musica alla fisiologia. Comprendere come la simpatia e la risonanza influenzino il nostro sistema energetico apre la porta a una visione più profonda e integrata della salute e del benessere.

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A sua immagine e “risonanza”.

Che cos’è la risonanza?

Possiamo intendere la risonanza come quel fenomeno attraverso cui un sistema, in sé potenzialmente stabile, entra in movimento e si amplifica in risposta a un impulso esterno che ne condivide la stessa natura vibratoria.
In altre parole, due elementi “entrano in risonanza” quando la frequenza emessa da uno di essi è affine, compatibile o speculare a quella dell’altro, al punto da risvegliarne il moto, rafforzarlo, modificarlo o persino destabilizzarlo.

Questo principio, che nella TEV è centrale, non è solo una questione tecnica: ha implicazioni profonde sulla benessere, sul sistema bioenergetico, sulle relazioni umane, sulla qualità del nostro sentire.


L’altalena

Immagina di osservare un’altalena. Non solo come oggetto, ma come simbolo di un sistema oscillante.
Se voglio che l’altalena raggiunga un’ampiezza maggiore nel suo dondolio, non mi serve spingere con forza disordinata. Basta che la spinga con precisione, nel momento giusto, seguendo il suo stesso ritmo.
Ecco: quella piccola spinta, se perfettamente sincronizzata, ha un effetto amplificatore. Una sinergia tra ritmo interno e stimolo esterno. Una risonanza.

Nel linguaggio della TEV, ciò avviene ogni volta che un’onda energetica esterna tocca una nostra frequenza interna latente, e la mette in vibrazione: questo può generare benessere o squilibrio, a seconda della qualità dell’energia coinvolta.


Oscillazioni ovunque

Viviamo immersi in campi vibratori. Alcuni sono evidenti, come i suoni o le immagini in movimento. Altri più sottili, come le vibrazioni mentali, emozionali, spirituali.

Nella visione della TEV, ogni parte del nostro sistema energetico – dai chakra ai corpi sottili – ha una sua frequenza caratteristica. Quando ci troviamo esposti a frequenze simili o identiche, si attiva il principio della risonanza.

Ed è in questa dinamica che può avvenire lo scambio energeticola modulazione dell’equilibriol’informazione vibrazionale.
Vale tanto per un luogo quanto per un pensiero, per un campo morfogenetico, per un legame affettivo.


Risonanza e relazione

Nel linguaggio corrente si parla spesso di “empatia”. Ma se la osserviamo energeticamente, l’empatia non è altro che un fenomeno risonante tra due o più sistemi umani.

Quando due persone si “sentono”, anche senza parlarsi, è perché le loro frequenze si sono accordate.
La TEV ci insegna a leggere questi scambi non solo sul piano emozionale o psicologico, ma anche sul piano sottile: onde che si sovrappongono, che si amplificano, che si sintonizzano.

È lo stesso principio che entra in gioco nel transfert terapeutico, nella sintonia profonda tra maestro e allievo, o nei legami affettivi intensi, dove le risonanze possono essere immediate, avvolgenti, a tratti destabilizzanti se non vengono comprese e gestite.


L’importanza della frequenza

La risonanza non è casuale. Per manifestarsi, richiede coincidenza di frequenze.
Non basta che un impulso arrivi: deve arrivare con il giusto ritmo, nella giusta “finestra vibrazionale”.

Ecco perché, nella TEV, tanto spazio è dato alla pulizia energetica, alla centratura, alla consapevolezza del proprio campo: perché se non conosci la tua frequenza, rischi di entrare in risonanza con qualunque cosa.

Ma se la conosci, puoi scegliere. Puoi affinare. Puoi usare la risonanza come strumento di evoluzione, guarigione, connessione.


Diapason “umani”

Immagina due persone. Una esprime gioia autentica, stabile. L’altra è in una fase fragile, ma sensibile.
La prima “emette” una frequenza luminosa, coerente, che si diffonde attorno a sé come fa il suono di un diapason. Se la seconda persona è disposta a riceverla – cioè non troppo congestionata o schermata – può entrare in risonanza con quella frequenza e, gradualmente, iniziare a vibrare con più armonia.

Non è teoria. È un processo che vediamo accadere continuamente nella pratica della TEV, nelle dinamiche dei trattamenti, nell’influenza silenziosa ma potente di un campo energetico pulito.


(Segue…)

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La bellezza e la Bellezza. Appunti interiori.

La bellezza se disgiunta dall’etica diventa estetica ed è un fatto puramente soggettivo. La Bellezza, quella con “B” maiuscola  è intrisa di quei valori, assoluti e universali, laici, associabili all’armonia, di cui la parte estetica è solo l’involucro, talvolta non necessario. Personalmente trovo Bellezza nelle imperfezioni portate con grazia, armonia, sicurezza. Sprigiona una magia che trascende la mia comprensione, quella logica.

Contemplando la Bellezza anche un ateo può avere delle percezioni mistiche, perché la bellezza richiama subito una risonanza, un’empatia dal profondo, un’ammirazione, una sorta d’incanto. Penso allo stupore che mi crea l’Arte, la musica, la danza, la pittura c’è tutto lo sforzo dell’uomo ad elevarsi, una sorta di alchimia, di magia. Penso ad un bosco, alla fascinazione della Natura, non è un impulso di “superficie” e questa senso di perfezione,  di armonia, di Bellezza appunto non genera mai odio, vendetta, violenza, conflitti. E’ rispetto verso l’altro, cura, Amore. 

Se ne perdiamo l’incanto, tradiamo la nostra più intima essenza, quella divina. 

belle

Diò creò l’uomo a sua immagine e “risonanza”.

Il concetto di risonanza lo dobbiamo grazie alle ricerche condotte dal fisico e matematico olandese Christian Huygens, tra i primi a studiare i fenomeni oscillatori della luce postulando la teoria ondulatoria. Il presupposto di tale teoria nacque dall’osservazione dei pendoli che se disposti uno vicino all’altro, sulla stessa parete, tendevano ad uniformare il loro movimento, sincronizzando l’oscillazione fino ad acquisire lo stesso ritmo. Stesso principio è quello che si genera quando facendo vibrare un diapason vicino ad un altro diapason silente, quest’ultimo inizia a vibrare. 

La teoria ondulatoria andava fortemente in contrapposizione con le teorie newtoniane fino a quando un certo Louis de Broglie fisico, matematico nonché storico francese ipotizzò una doppia natura della luce:  corpuscolare e ondulatoria, ipotesi confermata attraverso le sperimentazioni avvenute separatamente ma contemporaneamente da Clinton Joseph Daviss -fisico statunitense- e George Paget Thomson -fisico britannico- che grazie a queste evidenze sperimentali ottennero il Nobel nel 1937.

La doppia natura della luce è il principio maggiormente condiviso della meccanica quantistica, sulla natura oscillatoria della materia ci fornisce dei dati inconfutabili non solo la fisica bensì anche la neuroscienza che afferma che i neuroni producono un’oscillazione rilevabile all’osservazione. 

Jean-Pierre Changeux, neurobiologo, docente presso l’Istituto Pasteur di Parigi e presidente del comitato nazionale di bioetica francese, si è dedicato allo studio della comunicazione chimica nel sistema nervoso, all’apprendimento e alle funzioni cognitive, nel percorso di ricerca ha osservato che piantando un piccolo elettrodo in un punto qualsiasi della corteccia, sono state rilevate delle frequenze, delle oscillazioni, degli impulsi; persino le cellule tumorali del sistema nervoso come quelle del neuroblastoma emettono dei potenziali di azioni come se fossero dei veri e propri oscillatori, l’attività oscillatoria dei neuroni non è il risultato delle connessioni nervose generate dal neurone ma è un’attività intrinseca, fisiologica e spontanea della cellula neuronale. 

Ilya Prigogine (1917-2003), Nobel per la Chimica nel 1977 ed i suoi collaboratori si sono chiesti se tale teoria potesse essere inquadrata all’interno delle leggi che regolano la termodinamica, una prima conclusione è che un sistema termodinamico se chiuso non può produrre oscillazione, ciò che genera oscillazione è un sistema che abbia uno scambio continuo con l’esterno (sistema aperto). Appartengono a questa categoria l’uomo, la terra, i pianeti, il sistema solare, ogni organismo vivente. Possiamo evincere dunque che la vita è il prodotto di uno scambio di informazioni e che la comunicazione è un elemento connaturato del sistema aperto ed affermare, senza ombra di dubbio, che: 

A partire dal XX° secolo i biologi hanno iniziato ad interessarsi a quei fenomeni osservabili come variazioni del comportamento o della fisiologia di un sistema nell’arco delle 24 ore; la conclusione ha evidenziato che tali fenomeni non dipendono esclusivamente da fattori esterni bensì da circuiti oscillanti all’interno di un organismo vivente. 

Gianluca Tosini e Michael Menaker del dipartimento di Scienza e Biologia dell’Università della Virginia ci dicono che in un organismo vivente esistono migliaia di oscillatori, alcuni influenzabili dall’ambiente esterno, altri da un’esigenza fisiologica dettata dallo stesso organismo, per citarne alcuni: i neuroni, il battito cardiaco, l’attività elettrica cerebrale, la frequenza del respiro, il rilascio ormonale, il sonno, il nutrimento, la riproduzione, eccetera. 

La loro oscillazione è cadenzata da ritmi biologici che in base alla frequenza in cui si manifestano all’interno di un determinato periodo, sono denominati ultradiano, circatidale, circacircadiano, circalunare, circannuale, alla base dei diversi cicli classificati vi è un elemento comune: la comunicazione cioè l’interazione o con l’ambiente esterno o con quello interno, non un caso che l’organo principalmente coinvolto nei meccanismi biologici oscillatori sia il sistema nervoso, sistema che per eccellenza analizza, gestisce e coordina la comunicazione all’interno di una struttura vivente. 

Dedurrete quindi che anche il sistema energetico processa dati e vive grazie a fenomeni oscillatori, di risonanza. I principi della risonanza, e le dinamiche che coinvolgono interi sistemi, saranno il  fulcro del prossimo terzo livello TEV dove osserveremo e toccheremo con mano i molteplici eventi di oscillazione rilevabili nel sistema bioenergetico, in tutte le dimensioni.  Che significa in tutte le dimensioni? Significa che non solo il sistema nervoso, le cellule tumorali o i micritubili possiedono un’attività oscillatoria intrinseca ma anche i nostri progetti, le nostre relazioni ad esempio risuonano con noi, noi, che siamo a tutti gli effetti i creatori della nostra realtà. 

“ E Dio creò l’Uomo a sua immagine e somiglianza”…

Ad maiora, SGZ

Biofilia: il potere di fascinazione della Natura.

ForestaSiamo tutti un pò come Wall-e. Ricordi quando in un pianeta privo di vita, deturpato da immondizia e inquinamento Wall-e vede una piantina in una scarpa? Ne rimane incantato, immerso nel fascino emesso da quella piantina “sfigata” che ha deciso di germogliare in un vecchio scarpone, in un pianeta improbabile, dalle condizioni impossibili alla vita.  Eppure questa pianta sfigata, muove la coscienza di un “robot” che si mostra decisamente più umano e consapevole di alcuni di noi circa il valore di quella pianta, ma “alcuni di noi” non significa tutti.

In un articolo del 3 settembre di Agnese Malatesta pubblicato dall’Ansa si parla di ambiente, in particolare di quanto la vegetazione abbia un ruolo fondamentale sul nostro stato di salute psichico e fisico. Tutti, nel nostro intimo, sappiamo essere la verità, chi di noi non ha provato i benefici di una seppur breve scampagnata fuori città?

C’è chi è andato oltre a questa benefica sensazione generando teorie, mode, e perchè no, anche business (finalmente un business che valorizza quanto di meglio abbiamo a disposizione in questa Terra). Continua a leggere

Gli elementi e lo spazio sacro (2)

Empedoclesegue a “Gli Elementi e lo Spazio Sacro (1)”

Qual’ è il rapporto esistente tra Raggi ed Elementi?

Quando parliamo di Raggi , pensiamo ad energie divine, come diceva Roberto, o più precisamente a “logoi”, ad istruzione e leggi che regolano e definiscono il movimento dell’energia sottile.

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Gli Elementi e lo Spazio Sacro (1)

4-elementsAlla fine degli anni 90, sino agli inizi degli anni 2000, quando ancora Roberto Zamperini non aveva ancora individuato le sette leggi fondamentali dell’ energia sottile ed i Sette Raggi, lavoro che ha occupato la gran parte della sua ricerca negli anni successivi e che ha portato agli eccellenti risultati che conosciamo, si è cercato per qualche tempo di analizzare strutture e funzioni chakrali in base ai 4 Elementi, così come derivato dalla tradizione ermetica ed alchemico occidentale e cioè Fuoco Aria Acqua Terra.  Continua a leggere