Risonanza: L’Arte come Trasformazione dell’Esperienza

SEGUE a:

  1. A sua immagine e “risonanza”.
  2. Un celebre e disastroso caso di risonanza
  3. Dalla neurofisiologia alla musica, dai metodi allopatici a quelli vibrazionali fino alle relazioni interpersonali, la risonanza è trend!
  4. Risonanza e Arte: Un Connubio di Emozioni
  5. L’ascolto dell’esperienza è un atto creativo ed un fenomeno di risonanza.

Il fenomeno della risonanza, come abbiamo visto, si manifesta quando due o più sistemi entrano in relazione: può accadere tra persone, tra una persona e un luogo, un animale, un oggetto o persino davanti a un’opera d’arte.

La risonanza è oscillazione, frequenza, ritmo condiviso. Christian Huygens, fisico e matematico olandese, osservò come due pendoli posti sulla stessa parete dopo un certo tempo si sincronizzassero spontaneamente, postulando così la teoria ondulatoria.

Analogamente, il nostro corpo regola le sue funzioni vitali – dal cuore ai neuroni – attraverso sistemi oscillatori (Changeaux).
Dire risonanza significa dire empatia, transfert: essa può generare effetti positivi, come l’innalzamento del vitalismo, ma anche fenomeni negativi come la contaminazione sottile, frequente tra chi opera nella relazione d’aiuto. La risonanza agisce nella comunicazione, nelle relazioni, nei processi terapeutici… e persino nell’arte.

L’arte infatti, più che un privilegio di pochi, è un linguaggio universale che appartiene a tutti. Non è solo competenza degli artisti, ma patrimonio quotidiano, capace di nutrire equilibrio fisico, psichico, emozionale ed energetico. Per questo rivalutare l’arte significa collocarla nella vita di ogni individuo come via di benessere e trasformazione. Lo stesso John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, sottolineava la necessità di «ricostruire la continuità fra l’arte, i fatti, le azioni e le passioni di tutti i giorni», riconoscendo all’arte un ruolo essenziale: trasformare l’esperienza.
Freud, nel saggio Il poeta e la fantasia (1908), scrive che la fantasia agisce come una valvola di sfogo per le tensioni inconsce, dando forma a desideri insoddisfatti che altrimenti resterebbero inespressi. La creazione artistica, in questo senso, permette all’inconscio di emergere e di diventare accettabile, liberandolo dai vincoli rigidi del super-io.

Il linguaggio dell’arte apre così uno spazio nuovo in cui l’esperienza della realtà inconscia può avvenire senza conflitto. La sublimazione diventa allora l’arte stessa di esprimere l’inconscio: una retorica delle sue forme nascoste, una trasformazione che innalza energie e pulsioni da un livello più basso a uno più alto. Al di là degli aspetti tecnici propri della psicoanalisi, ciò che merita attenzione è il processo interiore che la sublimazione richiede: un lavoro di introspezione e di scoperta di sé, attraverso il quale gli oggetti e le relazioni assumono un significato nuovo e diverso (Loewald, 1992, p.26).
Anche Salomon Resnik, psichiatra e psicoanalista argentino (Buenos Aires, 1920 – Parigi, 2017), sottolinea questa dimensione trasformativa dell’arte: un processo che trasforma l’esperienza emotiva inconscia in qualcos’altro, operando uno spostamento, un’astrazione, una vera e propria metamorfosi interiore.

Un altro concetto caro a Freud e legato all’arte è quello di catarsi (dal greco katharsis), termine che Aristotele usò per indicare l’effetto della tragedia sullo spettatore. Da sempre questo concetto è oggetto di dibattito: alcuni lo interpretano come una purificazione etica delle passioni, quasi una forma di sublimazione; altri invece lo intendono come una liberazione temporanea dalle emozioni.

Secondo quest’ultima lettura, nel momento in cui assistiamo a una rappresentazione artistica di una passione, possiamo osservarla da una certa distanza, riducendone l’impatto emotivo immediato. In questo modo, il riconoscere dall’esterno i nostri stessi difetti o turbamenti può renderci più consapevoli e favorire una forma di liberazione interiore.

Dalla risonanza tra sistemi, persone e opere, fino al lavoro interiore che la sublimazione richiede, arte e psiche si incontrano nello stesso principio: la trasformazione.

L’arte, come fenomeno di risonanza e di sublimazione, diventa uno spazio privilegiato in cui l’inconscio prende voce, l’esperienza si trasfigura e l’essere umano trova un varco per conoscersi e rigenerarsi.
Così, ciò che nasce come impulso grezzo, desiderio o tensione, attraverso l’arte può trasformarsi in bellezza, armonia, consapevolezza. L’arte si rivela allora non solo come espressione estetica, ma come forza vitale, capace di generare empatia, guarigione, equilibrio: una vera e propria alchimia dell’esperienza umana.

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Sliding doors: un film illuminato.

Sliding Doors diretto da Peter Howitt del 1998 è un film che sembra tratto da uno dei libri del Cerchio Firenze 77 o ispirato dalla teoria del Multiverso.

La protagonista, Helen, viene licenziata. Nel prendere la metropolitana per tornare a casa dove convive con il suo fidanzato Gerry, traditore seriale, una serie di accadimenti sembrano intralciare il suo ritorno. A questo punto del film subentra un bivio.

A: Helen non perde la metropolitana e tornando a casa , scopre il suo ragazzo a letto con un’altra.

B: Helen perde la metropolitana e prende un taxi, a casa c’è il suo ragazzo che l’aspetta. Helen è ignara del tradimento appena consumato da parte di Gerry. 

La variante A: la storia di “Helen che non perde la metropolitana” continua. Helen lascia Gerry e instaura un’altra relazione. Il suo nuovo compagno si chiama James e da questo aspetta un figlio ma Helen subisce un grave incidente che le fa perdere la vita.

La variante B: la storia di “Helen che perde la metropolitana”, si sviluppa fino a quando Helen, incinta di Gerry, scopre i tradimenti del ragazzo. Scioccata dalla conoscenza dei fatti, scappa da casa, cade dalle scale e perde il bambino, finendo in ospedale. 

A questo punto, la storia ritorna ad essere UNA. La variante A muore con Helen e rimane in piedi solo “Helen che non ha perso la metro” che dopo essere uscita dall’ospedale, lascia Gerry ed inizia una nuova vita. 

Un film ispirato, illuminato, che istantaneamente mi ha collegato a questa comunicazione pubblicata nel libro “Oltre l’illusione” Cerchio Firenze 77 Edizioni Mediterranee:

“ Per dire che un individuo ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel cosmo un’azione e le sue varianti. Ovvero offrire questa possibilità di scelta: questa libertà si concretizza, secondo l’esempio della bobina cinematografica, con tutti spezzoni (varianti) di film quante sono le effettive possibilità di scelta dell’uomo. Tutti gli spezzoni confluiscono nuovamente nella pellicola che ritorna ad essere UNA dove l’individuo non ha possibilità di scelta. Se pensiamo che la libertà dell’individuo è condizionata dalla sua evoluzione, dai limiti che il suo corpo fisico gli impone, dall’ambiente in cui nasce e dai suoi legami karmici, ci rendiamo conto che la sua libertà di scelta è alquanto limitata. Pure il libero arbitrio relativo esiste, perché la coscienza nasce nella libertà: le varianti rappresentano la misura di questa libertà. 

In una variante che riguarda due individui, per l’uno può realizzarsi una situazione, per l’altro la sua variante: infatti nessuno può in qualche modo ingerirsi nella vita degli altri se ciò non è previsto dall’ordine generale degli eventi, a pareggio di dare e avere karmici”. 

La domanda che sorge spontanea è: quanta libertà di scelta ho a disposizione? 

La risposta è sempre contenuta nelle comunicazioni pubblicate nel libro che qui sintetizzo, le varianti che ho a disposizioni dipendono dalla mia coscienza nutrita dalla consapevolezza, ciò vale a dire che più si espande la mia consapevolezza, più si espande la mia coscienza e più varianti ho a disposizione seppure la mia destinazione è stata già decisa dal fato.

Sonia Germani Zamperini's Blog

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La realtà condivisa genera uno stato di coscienza, quale?

Il nostro stato di coscienza ordinario non è un fatto naturale bensì condizionato dal contesto ambientale, culturale, sociale, familiare.

La percezione della realtà circostante, degli altri, di noi, la coscienza che abbiamo delle percezioni sono costruzioni semiarbitrarie di una realtà consensuale, accettata cioè dalla maggior parte del contesto culturale e sociale in cui viviamo, è impensabile ad esempio per noi occidentali mangiare della carne di cane, come è impensabile per un musulmano mangiare della carne di maiale o per un induista mangiare della carne di mucca in quanto siamo cresciuti e influenzati da ambientali culturali diversi.

Questa cornice conduce al fatto che alcuni vissuti, pensieri, azioni vengano promosse, altre penalizzate e represse con il fine ultimo di creare uno stato di coscienza ordinario, cioè, uno stato accettato e condiviso dalla società in cui viviamo. Eppure, sono certa, tutti almeno una volta nella vita hanno provato esperienze non catalogabili secondo i canoni comuni: un’intuizione, un sogno lucido, fenomeni di sincronicità, il pensare ad una persona che poi ti chiama, senza arrivare necessariamente a manifestazioni così dette “paranormali”.

Nutrire queste capacità è questione di coscienza e cioè di porre attenzione/consapevolezza su alcune potenzialità inespresse, potenzialità respinte perchè giudicate anomale dalla maggior parte delle persone, non conformi rispetto al contesto in cui siamo stati cresciuti e “indottrinati”. E se coltivassimo queste potenzialità? Cosa potremmo fare se utilizzassimo il nostro potenziale inespresso?


Il palming, la percezione delle energie sottili e la TEV non appartengono ancora alla realtà consensuale, almeno nel mondo occidentale, questo non significa però che i rimedi energo vibrazionali (TEV, omeopatia, floriterapia, kinesiologia, eccetera) ed i risultati che si ottengono con questi, siano solo frutto di un effetto placebo.
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Volere è Potere (1). Una virtù del Primo raggio.

7RUna delle definizioni attribuite da Roberto Zamperini1 al Primo Raggio2 e alle sue molteplici virtù era quella di intentus. Possiamo attribuire all’intento il sinonimo di volontà.

Scrive Maria La Sala Batà nel suo libro: “I sette temperamenti umani” : il Primo Raggio è la Volontà diretta verso il mondo interiore e verso l’alto.

Scrive Alice A. Bayley nel libro “Trattato dei Sette Raggi” caratteristica del Primo Raggio è la Volontà o Potere.

Cos’è la volontà? Un Maestro anch’esso italiano e di nome Roberto, Assagioli, scrisse un libro su questa virtù :”L’atto di volontà” ma dovendo sintetizzare potremmo catalogare la volontà come un prodotto dell’IO, un frutto dell’autocoscienza che spinge a realizzare ciò che per l’Io è un obiettivo.

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Chiaroveggenza e palming

Una partecipante all’ultimo corso Introduttivo mi chiede delucidazioni in merito a delle immagini che appaiono spontanee alla sua mente,  durante il trattamento di un campo ordinatore locale (chakra). In particolare si chiede se non sia la sua fantasia a giocare brutti scherzi.

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